Il radicante. Una composizione per violoncello solo ed elettronica.
La pianta “radicante” è un’organizzazione che crea le sue radici man mano che avanza con la sua crescita, mentre il “radicale” implica l’idea stanziale di “radice”. cit. N. Bourriaud
La partitura è stata eseguita da D. Casillo live electronics e da Chiara Mallozzi al violoncello barocco.
Il processo compositivo è concentrato in tre parti brevi che completano l’esecuzione della partitura in circa 6.50 minuti.
Il suono generale subisce una trasformazione costante dalla prima alla terza parte della partitura (A, B e C). Nella prima parte (A) i gesti compositivi sono più tradizionali e il risultato dell’elaborazione elettronica è più chiaro e riconoscibile. Nella seconda e terza parte (B e C) man mano si arriva ad un suono sempre più alienato e precario.

La prima parte è caratterizzata da una serie di bi-cordi contrapposti a gesti puntuali di note singole suonate con la tecnica ordinaria e con il pizzicato (Bartok e Ordinario). In questa parte il suono originale è riconducibile all’idea di violoncello tradizionale ma l’elaborazione elettronica (soprattutto il Phaser/Fuzz) trasforma questo quadro immaginario con sonorità aspre e aeree.
La seconda parte è un canto ad una sola voce che si propaga dalla corda a vuoto di DO fino al
La bemolle fuori dal rigo. L’elaborazione elettronica (soprattutto il Flnager/Harmonix) distrugge ognuna di queste prerogative aggiungendo al suono fondamentale otto voci superiori, creando una polifonia dissonante continua che risulta sempre più evidente man mano che le dinamiche arrivano al forte e al fortissimo, innescando un processo di elaborazione sempre più presente.
La terza parte è un racconto molto intimo e introspettivo. L’esecutore è costretto a costruire il suono tra la tastiera e il ponticello. Dalla battuta n.54 cominciano una serie di sovrapposizioni continue di altezze in bicordi instabili e imprecisi per raggiungere una sensazione di precarietà marcata mentre l’elaborazione elettronica (soprattutto il Granulatore in tempo-reale) sovrappone a tutto questo un carattere molto grave restituendo un suono generale molto estraneo all’idea di suono tradizionale.